lunedì 14 ottobre 2013

Panna cotta alle pesche

Piccoli dolori crescono, e diventano solchi profondi.
Roba da spaccarti l'anima e impoverirti le giornate.
Il tempo non li cancella, semmai li sclerotizza.
Li ferma in momenti di buio assoluto, e li lascia lì, da qualche parte della tua vita, ad intorbidirti i pensieri.

Non esistono rimedi, non conosco soluzioni.
Guardia alta per parare i colpi. 
Fianchi snelli per fuggire in fretta.
Piedi pronti, sempre.

Non è la cura, forse un compromesso.
La peggiore delle città possibili, quindi.
Ma è la mia vita, non il mio lavoro.
E se non costringe ad abbassare la fronte... non importa, lo posso anche accettare.

Forse domani la memoria tornerà linda, e il cuore intonso.
Forse, domani.


Per la gelatina di pesche:
375 g acqua
110 g zucchero
3 pesche piccole
12 g gelatina in polvere

Per la panna cotta alla vaniglia:
935 ml panna
1 bacca di vaniglia
16 g gelatina in polvere
80 g acqua
125 g zucchero a velo

Per la gelatina: versare l'acqua e lo zucchero in un pentolino e portare sul fuoco. Quando lo zucchero sarà sciolto, unire le pesche e cuocere cinque minuti, finché non saranno morbide. Conservando il liquido di cottura, scolare le pesche e sbucciarle. Versare in una ciotola 60 ml del liquido di cottura, unire la gelatina in polvere e fare riposare per cinque minuti. Aggiungere il composto reidratato al liquido di cottura restante e portare sul fuoco a fiamma bassa finché non si scioglie. Posizionare le pesche sul fondo di uno stampo da plumcake unto con olio di semi e versare sopra il liquido. Fare freddare un paio d'ore in frigo, finché non solidifica.
Per la panna cotta: versare l'acqua in una ciotola, unire la gelatina in polvere e fare riposare cinque minuti. Mescolare la panna, lo zucchero a velo e i semi del baccello di vaniglia in una pentola e portarla sul fuoco. Sempre mescolando unire il composto di gelatina e cuocere a fiamma media fino a farlo sciogliere bene. Fare freddare a temperatura ambiente, versare sulla gelatina di pesche solidificata, mettere in frigo per una notte.


lunedì 7 ottobre 2013

Banana split

Sono sempre piccole, le cose che fanno la differenza.
La prima telefonata della giornata, e anche l'ultima.
Un messaggio inviato per allegria.
Una carezza senza motivo.
Un invito a cena, quando il tuo compleanno è passato da un pezzo.

Piccole cose per una grandissima differenza.
Questa è la vita, questo è l'amore.
Un lungo tragitto di niente insieme.

Occhi negli occhi.
Fronte contro fronte.
Niente parole, ché qualche volta davvero non ce n'è bisogno.



Da una ricetta di Maurizio Santin

Ganache montata al cioccolato bianco e vaniglia:
150 g panna
1 baccello di vaniglia
30 g glucosio
50 g cioccolato bianco
18 g burro di cacao
230 g panna

Streusel al cacao:
70 g farina
30 g cacao
100 g burro
100 g zucchero
100 g farina di mandorla

Pinoli caramellati:
125 g pinoli
50 g zucchero
15 g acqua
3 g burro di cacao

Salsa al cioccolato:
90 g cioccolato fondente
125 g acqua
25 g burro

Banane caramellate
banane 
burro 
zucchero di canna

Per la ganache (da preparare un giorno prima). Versare la prima quantità di panna e lo sciroppo di glucosio sul fuoco. Quando saranno ben scaldati, versare sul cioccolato tritato, il semi del baccello di vaniglia e il burro di cacao. Fare riposare qualche secondo, poi miscelare con un mixer ad immersione. Aggiungere al composto la panna fredda, miscelare nuovamente e fare freddare in frigorifero per almeno dodici ore. 

Per gli streusel al cacao. Mescolare insieme tutti gli ingredienti a fare freddare in frigo per un paio d'ore. Sbriciolare il composto ottenuto su una leccarda rivestita di silpat e infornare a 170°C per 10 minuti circa.

Per le banane caramellate. Tagliare le banane a becco di flauto, spennellarle con burro, spolverarle con zucchero di canna e caramellarle col cannello.

Per i pinoli caramellati. In un pentolino versare l'acqua e lo zucchero e portarli fino a 110°C, quindi aggiungere i pinoli leggermente tostati e appena scaldati al microonde, mescolare a lungo. Quando i pinoli saranno caramellati, aggiungere il burro e fare riposare versandoli su un foglio di carta da forno.

Per la salsa al cioccolato. Versare l'acqua in un pentolino e portare sul fuoco, fare scaldare un po', quindi aggiungere il cioccolato e portare ad un leggero bollore sempre mescolando. Allontanare dal fuoco e unire il burro. Fare freddare.

Montaggio del dolce. Montare la ganache con le fruste e metterla in una sac à poche. In un bicchiere posizionare gli streusel al cacao, le banane caramellate e la ganache al cioccolato bianco. Terminare con qualche goccia di salsa al cioccolato e i pinoli caramellati.

lunedì 30 settembre 2013

Torta cioccolato e pere

N. 2

Non ci credo.
A chi dice di non avere tempo.
A chi dice di non avere spazio.
A chi dice di non avere forze.

Il tempo si crea, senza subirlo.
Lo spazio non è una camera stagna: si dilata in forme e dimensioni sconosciute, direttamente proporzionali alla nostra capacità di muoverci, e di andare.
Le forze sono il riflesso dei sentimenti che proviamo, e della capacità che abbiamo di donarli a chi abbiamo accanto.

L'attenzione è un istinto insopprimibile, non un dovere codificato. 
Viene dalla natura, non dalla legge.
Ed è un minimo sindacale.

Da garantire sempre.
Di libeccio e di maestrale.
Di scirocco e di grecale.
Il lunedì mattina alle sette e un quarto, e il venerdì sera a mezzanotte.

Perché di qualunque genere e in ogni colore... l'amore è cura, questo è l'amore.
Non c'è deroga.
Non ci sono ferie.
Non esistono compromessi.



Da una ricetta di Luca Montersino:

135 g uova
25 g tuorli
180 g zucchero
18 g miele
150 g farina di riso
30 g cacao
1,5 g baking
40 g olio evo
1/2 g sale
1/2 baccello vaniglia
350 g pere Abate

Montare le uova intere con i tuorli, lo zucchero, il miele, il sale e i semi del baccello di vaniglia, fino ad ottenere un composto spumoso. Unire la farina di riso setacciata insieme al cacao e il lievito, continuare a mescolare aggiungendo l'olio a filo e le pere tagliate a cubetti. 
Versare il composto in una tortiera unta d'olio e spolverata con farina di riso e infornare a a180°C per 30 minuti circa.

Mangiare nel tempo e nello spazio che servono.

sabato 28 settembre 2013

Limone in tazza

Non ci credo.
A chi dice di non avere tempo.
A chi dice di non avere spazio.
A chi dice di non avere forze.

Lo hanno provato recenti ricerche scientifiche, ma in fondo lo sappiamo da sempre.
Chi passa la vita a lamentarsi fa male.
Non soltanto a se stesso, ma anche a chi gli sta intorno.
A noi che lo stiamo a sentire.

Non mi ricordo bene la portata del danno documentato dallo studio accademico, ma presuppongo che comporti alcune manifestazioni fisiche evidenti, tipo:
- invecchiamento precoce;
- opacizzazione della pelle, immediata e irreversibile;
- gonfiore di stomaco modello "bevo otto birre, ogni sera, per cena, più o meno da quando ho smesso di prendere il latte";
- cellulite diffusa, anche sui gomiti, sia maschile che femminile;
- ingiallimento delle arcate dentali.
Su quest'ultimo punto non sono proprio sicura, ma quasi.

Liberi tutti.
Di non avere tempo e di non trovare lo spazio.
Di non avere le forze.
Di lamentarsi dalla mattina alla sera.
Liberi tutti.
Io... mi faccio solo un po' più in là.
  

40 g burro morbido
160 g zucchero
2 uova
la scorza di mezzo limone grattugiata
2 cucchiai di farina debole
1/2 cucchiaino di lievito
80 g succo di limone filtrato
250 g latte

Lavorare insieme a lungo burro e zucchero, unire la scorza del limone e i tuorli e frustare bene. Aggiungere la farina setacciata col lievito, poi anche il latte e il succo di limone. Quando il composto sarà omogeneo, unire gli albumi montati a neve. Versare in cocottine imburrate, infornare a 180°C e cuocere a bagnomaria fino a colorazione (venti minuti circa).

Mangiare con gioia, senza lamentarsi.

mercoledì 25 settembre 2013

Tricotti

Questi biscotti sono come me.
Lunghi lunghi, e secchi.
Senza pelle tra dentro e fuori.
Ricchi di spigoli, più che di curve.
Profumati, ma solo per chi ha un tempo pari a una vita, o poco più.

Abbiamo una consistenza complessa, che nasconderemmo volentieri.
Non facciamo troppo rumore.
Assorbiamo gli umori con una violenza fastidiosa.
Ci spezziamo, certo, ma non ci pieghiamo mai.



250 g farina
100 g lievito madre
40 g burro (ma la ricetta originale prevede strutto)
50 g zucchero
50 g acqua
1 pizzico di sale

Mescolare la farina con l'acqua, il sale e il burro, quindi unire il lievito madre e lo zucchero e impastare a lungo fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Formare dei biscotti larghi un cm e lunghi circa otto, poggiarli su una leccarda coperta di carta da forno e farli riposare fino al raddoppiamento del volume. Infornarli a 240°C per dieci minuti, quindi spegnere e lasciare riposare. Infornare a 150°C per altri dieci minuti, quindi spegnere e fare riposare. Ripetere l'operazione l'ultima volta, infornando i biscotti a 150°C per dieci minuti, quindi spegnere e lasciare riposare.