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venerdì 5 settembre 2014

Bicchiere goloso al lime e crumble di nocciole

Il 5 settembre è il giorno più brutto dell'anno. 
Peggiore del 10 febbraio e dell'11 aprile, che pure sono orribili, e perfino del primo novembre, che è il principio di ogni demone per me.

Ci sono vite che non vivi per un soffio.
E che dovrebbero continuare a scorrerti accanto, parallele, e spudoratamente felici.
In qualche modo ancora tue, anche se non le hai scelte. 
In qualche modo ancora tue, anche se appartengono a qualcun altro, ed è giusto così.

Ci sono tragedie che non vivi per un soffio, eppure le vivi per sempre.
Non c'entra il rimpianto, e nemmeno qualche forma di sterile pentimento.
La mia scelta migliore siede ancora accanto a me, e per fortuna.
C'entra l'amore, solo quello.

E l'amore non lo puoi scordare.
Non lo cancelli dalle vene, non lo strappi dagli occhi.
È quello che ti ha cresciuto e condotto fin qui.
È quello che sono, ed è quello che siamo.

Passano gli anni e si succedono gli anniversari.
Presenti sempre gli stessi, forse qualcuno in meno, ma ancora molti.
Resta la rabbia di non saperti felice.
Da qualche parte, lontano da me, ma felice.
Restano gli amici, i tuoi, quelli che mi hai lasciato come la migliore delle eredità.

E resta la vita insieme.
Le canzoni sotto le stelle, quelle brasiliane delle estati felici.
Una valigia all'ultimo minuto e sempre in giro per il mondo.
Pasqua a Berlino e gli aceri rossi dell'autunno a New York.
Il mare, parecchio in basso, ma io non ci vado più, e la montagna, parecchio in alto.
La campagna, la tua, dove ti piaceva alzarti la mattina presto e girare scalzo, e io a portare giù coperte che non ti avrebbero protetto mai a sufficienza.
Le città, le mie, e tu dietro a fotografarmi i denti - Ma come fai ad averli così belli? Una foto ancora, giuro che questa è l'ultima.
La nostra Africa, quella che abbiamo sognato e vissuto, e poi insegnato a qualcun altro.
La Firenze che era mia e poi è diventata anche tua. Le tagliate ad orari poco convenienti, e montagne di fiorentine, che io ancora non ero vegetariana e tu questa cosa non l'avresti mai capita.
Resta il cane che hai visto nascere, che hai cresciuto e che dormiva con te, come nel migliore dei rifugi.
Resta la nostra vita insieme, che è solo nostra, e non racconterò qui.

Ciao Ale, sono passati quattro anni da quel 5 settembre e siamo ancora qua, a fare due chiacchiere, come mille altre volte insieme.
Forse dovrei presentarmi, perché il nome è ancora lo stesso che era anche il tuo, ma questa donna che sono diventata tu non la conosci più.
Ho 34 anni.
Sono passati in fretta, ma li ho vissuti tutti, anche quelli senza di te.
Scrivo ancora, più di prima se è possibile, e non ci crederai ma in qualche strano modo questo è diventato il mio lavoro.
Ti presento il mio masterpiece.
Si chiama Martina, ha quasi cinque anni e una discreta padronanza del mito, degli Argonauti e del vello d'oro. Proprio quelli che ti facevano ridere, e che dicevi non mi avrebbero portato lontano. Avevi ragione: le mie erano mani da chirurgo, e se lo avessi voluto avremmo fatto incredibili operazioni insieme. Avremmo aperto palati e ricostruito sorrisi. Ma io non ho voluto e i miti al massimo mi hanno portato a Pechino. Non è molto lontano, siamo d'accordo, però sono serviti a lei, e va bene così.

Sono stata all'inferno, prima e dopo di te, ma sono tornata.
Certe pessime abitudini le ho perse, altre semplicemente ho finito per accettarle.
Parlo meno di un tempo, e già non parlavo molto prima.
Corro e vado in bici come sempre, ma la spalla che abbiamo rotto insieme cadendo dal motorino quell'inverno alle prime gocce di pioggia, quella non l'ho mai recuperata del tutto.
In compenso la costola che si è spostata nella caduta si è saldata in una nuova posizione, e così in qualche modo ti porto sempre in giro con me, o almeno questo è quello che mi piace pensare.
Ho sbagliato spesso, ma non ho troppi rimpianti, o almeno non mi capita più di stare sveglia per quelli, e questo mi sembra già un grosso risultato.
Il cane che hai visto nascere e hai cresciuto ha trovato altre braccia e un nuovo rifugio, e non credo ne conoscerà altri. Ci vede poco ed è quasi sorda, ma ogni volta che pronuncio il tuo nome mi guarda con aria interrogativa, e mi lecca le mani. Non ti ha scordato, nemmeno alla fine, adesso puoi smettere di domandartelo. 
Le mie amiche sono sempre le stesse, so che saresti felice di saperlo, e io continuo ad amarle e a proteggerle come facevo un tempo. C'è una novità però: adesso, a volte, sono loro che proteggono me. E poi c'è Rachele nella mia vita, e tra poco arriverà anche Lorenzo. Loro non sono figli miei, ma è come se lo fossero, e tu sai che voglio dire.

Questo non è tutto Ale, ma forse è tutto quello che devi sapere, adesso, da lì. 
Devi sapere anche che ho amato dopo di te, e che amo ancora. 
Che mi manchi ogni giorno, ancora adesso.
Che alle domande di Brulée, e anche alle mie, proprio non riesco  trovare una risposta.

E che il cinque settembre è per me il giorno più brutto dell'anno, e lo sarà sempre.


Per il lime curd, la ricetta qui:

350 g panna liquida
20 g zucchero a velo

Per il crumble:
50 g farina
50 g zucchero di canna
50 g burro pomata
50 g farina di nocciole
un pizzico di sale

Per il crumble. Mescolare il burro e lo zucchero, aggiungere la farina e la farina di nocciole senza lavorare troppo il composto. Avvolgere nella pellicola trasparente e fare riposare in frigorifero per almeno un'ora. Staccare la pasta in piccoli pezzi e cuocere in forno preriscaldato a 180° C fino a colorazione.

Montare la panna con lo zucchero a velo. Montare i bicchieri partendo dal lime curd, aggiungere la panna, il crumble, poi ancora panna e lime curd. Terminare col crumble alle nocciole.

lunedì 14 aprile 2014

Crema morbida all'arancia e pan d'epice

È una lama sottile che si infila sottocute, il dolore.
Si mostra in trasparenza a manifestare le sue intenzioni.
Scarnifica i pensieri.
Azzera i retorici eufemismi.
Scontorna la memoria di qualunque piacere.

È una lusinga sguaiata.
Un modo volgare per pretendere attenzioni.
La più facile tra tutte le possibilità.



Per la crema:
300 g latte
40 g panna
50 g confit d'orange
1/2 cucchiaino di spezie per il pain d'épice 
50 g tuorli
60 g zucchero
1/2 foglio gelatina 

Per il confit d'orange:
50 g scorze di arance
150 g succo d'arancia
75 g zucchero

Per lo streusel alle nocciole:
50 g burro
50 g zucchero cassonade
65 g farina di nocciole
50 g farina
2 pizzichi fleur de sel

Per terminare:
confit d'orange
streusel alle nocciole
foglie di menta


Per il confit d'orange. Sbianchire le scorze di arance facendole bollire per tre volte in una casseruola con l'acqua, partendo da freddo e cambiando l'acqua appena arrivata a bollore. Alla terza volta scolare l'acqua, aggiungere il succo, lo zucchero e portare sul fuoco. Fare cuocere per 30-40 minuti finché sarà sufficientemente ridotto.

Per lo streusel alle nocciole. Miscelare insieme la farina con lo zucchero, il sale e la farina di nocciole, quindi aggiungere il burro e impastare bene. Fare riposare in frigorifero, poi cuocere in forno a 150° C per 30 minuti.

Per la crema. In una casseruola fare riscaldare il latte e la panna. Aggiungere le spezie insieme al confit d'orange e lasciare in infusione per 10 minuti. In una ciotola sbattere i tuorli con lo zucchero fino a farli sbianchire, aggiungere metà del latte con le spezie ancora caldo, mescolare bene, poi aggiungere il latte restante e riportare sul fuoco. Cuocere dolcemente mescolando con una spatola, come per una crema inglese, ma prolungare la cottura finché la crema non si ispessisce e diventa particolarmente morbida e ricca al palato. Allontanare dal fuoco, filtrare e fare abbassare la temperatura in una ciotola. Aggiungere la gelatina precedentemente ammorbidita in acqua fredda e mescolare bene, quindi versarla nei bicchieri con al fondo un po' di streusel alle nocciole. Fare freddare in frigorifero e terminare con confit d'orange, streusel e qualche foglia di menta.

Mangiare senza dolore. 

lunedì 19 novembre 2012

Tiramisù old style

A vent'anni era tutto molto diverso da adesso.

Il mio cane era nato da poco, e non conosceva mani che non fossero le mie.
Passavo le giornate sui libri, credendo che questo avrebbe cambiato il mondo.
Cominciavo appena ad abituarmi all'idea che la mia amica di sempre non facesse più parte del mio quotidiano, ma che non sarebbe comunque mai uscita dalla mia vita.
Viaggiavo sempre, e partivo senza chiedere permesso.
Dormivo lunghe e beate notti di sonno, in un letto enorme.
Avevo una sola religione: quella del silenzio.
Andavo a letto truccata, e mi svegliavo uno schianto.

Oggi di anni ne ho trentadue.
Il mio cane ci sente poco, ha bisogno di uscire spesso, ma mi guarda con occhi sempre più innamorati.
Il mio tempo è ancora scandito dai libri, e anche se credo che negli anni abbiano cambiato soltanto me, ne è comunque valsa la pena.
La mia amica è un miracolo che si rinnova ogni giorno.
Se mi allontano un paio d'ore ho bisogno di un'organizzazione capillare che neanche la NASA ne ha una uguale.
Dormo poco, e male, in un letto sovraffollato e chiacchierino.
Ho imparato a comunicare, a volte, se sono di buon umore, e ascolto musica buona, se qualcuno me la insegna.
Mi strucco prima di andare a letto, in un lento rituale di noia, e mi sveglio con i capelli in disordine, e gli occhi sempre gonfi.

Ma oggi c'è mia figlia accanto a me, e sono felice.


Per il biscotto savoiardo, da una ricetta di Maurizio Santin:
90 g farina
150 g albumi
125 g tuorli
125 g zucchero
38 g fecola
zucchero a velo o semolato q.b.

Per la crema al mascarpone di mia nonna:
5 tuorli
5 albumi
5 cucchiai di zucchero

500 g mascarpone

Per i savoiardi. Montare i tuorli con 2/3 dello zucchero e gli albumi a parte, con lo zucchero restante. Mescolare la farina e la fecola, setacciarle e incorporarle ai tuorli montati, avendo cura di non sgonfiare il composto. Unire delicatamente la meringa. Versare in una leccarda foderata con carta da forno, spolverizzare con zucchero a velo o semolato e cuocere a 180° fino a colorazione.

Per la crema al mascarpone di mia nonna. Montare i tuorli con lo zucchero fino a renderli bianchi e spumosi, aggiungere il mascarpone lavorato un po' con la spatola, per renderlo più morbido. Per ultimi unire delicatamente gli albumi montati a neve.

Caffè
Caffè solubile q.b. (anche questa è del cuoco nero, non della nonna)

Coppare il savoiardo e ricavarne dei biscottini. Inzupparli leggermente nel caffè e disporli sul fondo del bicchiere, coprirli di crema al mascarpone ed eventualmente ripetere l'operazione per ottenere un secondo strato. Terminare con una spolverata di caffè solubile.

Mangiare con la spensieratezza dei vent'anni, e con la gioia dei trenta.

sabato 10 settembre 2011

Mousse al limone, gelee ai frutti di bosco e dacquoise alle mandorle

Oggi è una brutta giornata.

Veramente una pessima giornata.

Quando devi dire addio a qualcuno che hai amato, fa male il cuore.
Mi fa male il cuore oggi.
Mi fa male la testa.
E, se mi fermo un attimo, sento che anche le gambe si lamentano.

Se n'è andato un caro amico.
13 anni insieme non sono mica pochi.
Un caro amico.
Di più.
Un compagno.
Forse un fratello.
Che abbaiava poco, ma che si faceva sentire lo stesso.

Mi fa male il cuore.
E ho bisogno di cucinare.
Bicchierini per cena.


Per la dacquoise alle mandorle:
200 g albumi
125 g zucchero
190 g farina di mandorle
140 g zucchero 
50 g farina di riso

Per la mousse al limone:
4 tuorli
80 g zucchero
40 g amido di mais
500 g latte intero fresco
la scorza di 2 limoni non trattati
5 g gelatina
500 g panna fresca

Per la gelée ai frutti di bosco
600 g frutti di bosco
3 cucchiai zucchero
2 cucchiai succo limone
4 g gelatina

Per la dacquoise. Montare gli albumi con in 125 grammi di zucchero, poi unire la farina di mandorle mescolata insieme allo zucchero restante e alle farine.
Versare il composto in una leccarda rivestita di carta da forno e spatolare la superficie fino a renderla liscia. Cuocere in forno a 180°, fare freddare. Tagliare a cubetti, disporli sul fondo dei bicchierini e tenere da parte.

Per la mousse. Fare reidratare la gelatina. Bollire il latte con la metà dello zucchero, poi unire la scorza dei limoni e lasciare in infusione per 30 minuti. Montare leggermente i tuorli con l'altra metà dello zucchero e incorporare l’amido, ma senza lavorare troppo il composto. Versare una parte di latte per sciogliere la montata e poi unire il tutto nel latte restante, in un colpo solo. Portare a bollore, poi allontanare dal fuoco. Unire alla crema i fogli di gelatina ben strizzati, poi setacciarla e aspettare che si raffreddi. Montare la panna non troppo soda e poi unirla alla crema, delicatamente. Versare la mousse nei bicchierini, sui cubetti di dacquoise, aiutandosi con una tasca da pasticceria e fare freddare in frigorifero.

Per la gelée. Mettere i frutti di bosco in una casseruola insieme allo zucchero e al succo del limone . Far prendere il bollore, poi allontanare dal fuoco. Frullare la purea di frutta fino ad ottenere una salsa liscia, poi passarla al setaccio. Reidratare la gelatina. Prendere una piccola quantità di salsa e riscaldarla al microonde. Sciogliere la gelatina nella salsa calda e unire la salsa rimanente. Aspettare che si raffreddi un po', poi versare nei bicchierini, sulla mousse già fredda. Decorare i bicchierini con frutti di bosco e, a piacere, spolverare con zucchero a velo.

martedì 15 marzo 2011

Gelatina di mandarini

Ho davvero poco tempo oggi.
Il lavoro, la bimba, l'altro lavoro, il cane.
In ordine sparso di priorità.
Mica male come impegni.

Certo, potrei lasciare perdere la palestra, almeno per stasera.
Potrei tornare a casa ad un orario decente, preparare la cena, mettere a letto la bambina, farmi una doccia e poi infilarmi sotto le coperte con quel libro che mi piace tanto.
Potrei, ma... non ne ho nessuna voglia.
Perché quella pedalata folle, quella musica fuori dagli schemi, quei 60 minuti senza pensieri, lontana da tutto il mondo, da quasi tutto il mondo... sono un vizio a cui non ho intenzione di rinunciare.

E quindi rimane poco, pochissimo tempo.
Però la tentazione di scrivere un post, anche piccolo piccolo, è davvero forte.
E poi c'è quella vecchia foto, che mi piace tanto.
E allora... che ricetta sia.



1 l succo di mandarini filtrato
400 g zucchero semolato (a seconda della dolcezza dei mandarini, anche 300 g)
20 g gelatina in fogli
8 cucchiai di Cointreau

Fare reidratare la gelatina in acqua e ghiaccio.
Portare ad ebollizione 2 dl di succo, aggiungere la gelatina strizzata e farla sciogliere sul fuoco, mescolando continuamente. Unire lo zucchero e ancora 2 dl di succo. Cuocere a fiamma bassa e spegnere prima che il tutto riprenda il bollore.
Lontano dal fuoco unire il succo restante ed il liquore.
Filtrare il composto con un colino foderato di garza e lasciare intipedire. Versare nei bicchierini e porre in frigo a riposare.
Al momento di servire, decorare con ciuffetti di panna o, per una versione più light, con grani di melograno e foglioline di menta.