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lunedì 7 ottobre 2013

Banana split

Sono sempre piccole, le cose che fanno la differenza.
La prima telefonata della giornata, e anche l'ultima.
Un messaggio inviato per allegria.
Una carezza senza motivo.
Un invito a cena, quando il tuo compleanno è passato da un pezzo.

Piccole cose per una grandissima differenza.
Questa è la vita, questo è l'amore.
Un lungo tragitto di niente insieme.

Occhi negli occhi.
Fronte contro fronte.
Niente parole, ché qualche volta davvero non ce n'è bisogno.



Da una ricetta di Maurizio Santin

Ganache montata al cioccolato bianco e vaniglia:
150 g panna
1 baccello di vaniglia
30 g glucosio
50 g cioccolato bianco
18 g burro di cacao
230 g panna

Streusel al cacao:
70 g farina
30 g cacao
100 g burro
100 g zucchero
100 g farina di mandorla

Pinoli caramellati:
125 g pinoli
50 g zucchero
15 g acqua
3 g burro di cacao

Salsa al cioccolato:
90 g cioccolato fondente
125 g acqua
25 g burro

Banane caramellate
banane 
burro 
zucchero di canna

Per la ganache (da preparare un giorno prima). Versare la prima quantità di panna e lo sciroppo di glucosio sul fuoco. Quando saranno ben scaldati, versare sul cioccolato tritato, il semi del baccello di vaniglia e il burro di cacao. Fare riposare qualche secondo, poi miscelare con un mixer ad immersione. Aggiungere al composto la panna fredda, miscelare nuovamente e fare freddare in frigorifero per almeno dodici ore. 

Per gli streusel al cacao. Mescolare insieme tutti gli ingredienti a fare freddare in frigo per un paio d'ore. Sbriciolare il composto ottenuto su una leccarda rivestita di silpat e infornare a 170°C per 10 minuti circa.

Per le banane caramellate. Tagliare le banane a becco di flauto, spennellarle con burro, spolverarle con zucchero di canna e caramellarle col cannello.

Per i pinoli caramellati. In un pentolino versare l'acqua e lo zucchero e portarli fino a 110°C, quindi aggiungere i pinoli leggermente tostati e appena scaldati al microonde, mescolare a lungo. Quando i pinoli saranno caramellati, aggiungere il burro e fare riposare versandoli su un foglio di carta da forno.

Per la salsa al cioccolato. Versare l'acqua in un pentolino e portare sul fuoco, fare scaldare un po', quindi aggiungere il cioccolato e portare ad un leggero bollore sempre mescolando. Allontanare dal fuoco e unire il burro. Fare freddare.

Montaggio del dolce. Montare la ganache con le fruste e metterla in una sac à poche. In un bicchiere posizionare gli streusel al cacao, le banane caramellate e la ganache al cioccolato bianco. Terminare con qualche goccia di salsa al cioccolato e i pinoli caramellati.

giovedì 18 aprile 2013

Fragoline in gelatina al miele con riduzione all'aceto balsamico

Le parole sono creature adorabili, questa è la verità.

Per il suono che producono prima di tutto, scuro o luminoso che sia, di pioggia o di rugiada, perché niente come loro riesce a saturare l'intervallo acustico tra un pensiero e quello successivo.  
Per i segni garbati, l'alternarsi binario di pieni e vuoti, le vorticose spirali e i cerchi perfetti, le ripide risalite e i morbidi declivi, a tracciare paesaggi d'altura su nivei fogli immacolati.
Per lo spazio fisico che occupano, lieve e insieme ingombrante, perché nel peso specifico di un'emissione di fiato, o poco più, disegnano vite e pensieri, e sentimenti tutti interi.

Per il rigore militare dei loro accenti, e gli apostrofi che piangono per sempre algide dipartite senza possibilità di ritorno.
Perché hanno un colore proprio, e la temperatura dell'anima.

Perché con le parole si può fare di tutto.
Si può accumularne tante fino a stordirsi di rumore e di noia.
Si può centellinarle per anni, e poi permettersi il lusso di regalarle a qualcuno.
Si può usarle per fare la guerra, certo, ma per fare l'amore è molto meglio.
  
E qualche volta, incredibile a dirsi, le si può usare perfino per comunicare.



Da una ricetta di Maurizio Santin 

300 g fragoline di bosco

Per la gelatina:
600 g acqua frizzante
250 g miele d'acacia 
8 g gelatina in fogli
1 baccello di vaniglia

Per la crema chantilly:
300 g crema pasticcera
130 g panna montata

Per la riduzione all'aceto balsamico:
330 g aceto balsamico tradizionale di Modena
100 g zucchero

Preparare la gelatina al miele il giorno prima. Idratare i fogli di gelatina in acqua fredda. Unire il miele e il contenuto del baccello di vaniglia all'acqua frizzante e portare a bollore. Allontanare dal fuoco, aggiungere la gelatina idratata e mescolare finché sarà sciolta. Raffreddare e fare rapprendere in frigorifero.
Preparare la crema chantilly unendo delicatamente la panna montata alla crema pasticcera. 
Fare ridurre sul fuoco l'aceto balsamico e lo zucchero fino ad ottenere la consistenza di una glassa molto densa. Fare raffreddare e mettere in frigo.
Versare in una coppa da Martini un paio di cucchiai di fragoline di bosco, bagnarle con un cucchiaio di riduzione al balsamico e coprirle con uno strato di crema chantilly. Rompere la gelatina con una forchetta, adagiarne un paio di cucchiaini sulla crema e decorare con fragoline e qualche foglia di menta.

giovedì 28 febbraio 2013

Pavlova di frutta fresca

Dicono che la colazione sia il pasto più importante della giornata.
Che acceleri il metabolismo.
Che faccia innalzare la soglia dell'attenzione. 
E che aiuti a prevenire l'insorgenza di malattie cronico-degenerative, qualunque orribile cosa questo significhi.

Verosimile, certo.

Ma poi dicono anche che un'emozione valga sempre la pena di essere vissuta.
Che ad innamorarsi davvero non ci si faccia mai del male.
E che un congiuntivo trapassato non sia in assoluto la cosa più sensuale che un uomo possa pronunciare guardandoti negli occhi. 

E su queste bugie l'attendibilità della vox populi crolla all'improvviso, senza alcuna possibilità di ripresa.

Perché l'importanza della prima colazione non sta nei suoi benefici effetti sull'organismo.
Chissenefrega della velocità del metabolismo e della soglia dell'attenzione.
L'unica cosa che conta davvero sono gli occhi che ti guardano mentre bevi il caffè. 
Tutto il resto... è solo la noia di una giornata senza poesia.
  

Per la meringa francese:
150 g albumi non troppo freddi e in tetrapak (oppure vecchi di un paio di giorni)
150 g zucchero semolato
150 g zucchero a velo

Per la chantilly:
200 g panna fresca
60 g zucchero a velo
1 bacca di vaniglia

Per la finitura:
frutta fresca
pistacchi tritati
(il mio amico Maurizio Santin mette su anche della menta tritata e, come sempre, fa la differenza) 

Fare schiumare appena gli albumi e aggiungere lo zucchero poco alla volta. Quando il composto sarà completamente montato, aggiungere piano piano lo zucchero a velo setacciato e dare un ultimo colpo veloce di fruste.
Riempire di meringa un sac à poche con la punta a stella, formare un cerchio di 25 cm circa di base procedendo a spirale dall'interno all'esterno e realizzare  delle piccole meringhe sui bordi, per dare altezza al dolce. Infornare a 110°C per un'ora circa, poi continuare la cottura per altri 20-25 minuti con il forno semichiuso (con una spatola a bloccarne la  porta), per far sì che la meringa si asciughi del tutto.
Montare la panna con lo zucchero a velo e i semi della bacca di vaniglia.
Finire con frutta fresca, pistacchi tritati e menta.
Spolverare con zucchero a velo. 

sabato 22 dicembre 2012

Intervista a Maurizio Santin

Formatosi alla corte dei migliori pasticceri del mondo e già pasticcere dell’anno, Maurizio Santin gira il modo come consulente dolciario, tiene corsi, scrive libri e da quasi dieci anni, con i suoi programmi su Gambero Rosso Channel, è star indiscussa del palinsesto culinario in tv.

Un uomo felice, questo è Maurizio Santin, a dispetto del colore del suo grembiule e del carattere notoriamente “spigoloso”. Un uomo felice, e innamorato. Della vita, innanzitutto, ma anche del suo lavoro, degli amici e della futura sposa. Lo chef a Palermo è a palazzo Branciforte, l’edificio cinquecentesco acquistato dalla Fondazione Sicilia e restaurato  dal genio appena scomparso di Gae Aulenti, che ospita al primo terra la Città del Gusto del Gambero Rosso, dove ha tenuto un goloso corso di pasticceria.  

Lei è il figlio di Ezio Santin, colui che insieme a Gualtiero Marchesi negli anni settanta ha rivoluzionato la cucina italiana. Ha mai avuto altra scelta, oltre a quella di cucinare?
Onestamente, posso dire di sì. Finiti gli studi, i miei genitori mi hanno lasciato libero di scegliere cosa fare. Ho scelto di lavorare in cucina, e non me ne sono mai pentito.

Avrebbe potuto restare al ristorante di suo padre, l’Antica Osteria del Ponte (tre stelle Michelin) invece ha fatto una lunga gavetta. È stata la modestia a farla andare via, o il desiderio di costruirsi un’identità personale?
La scelta veramente difficile per me era quella di rimanere lì. Negli anni in cui ho lavorato con mio padre mi sono accorto di saper fare il cuoco, ma di essere un pasticcere. Da quella decisione poi è nata la mia fortuna: tenevo già dei corsi di pasticceria alla Città del Gusto, e Stefano Bonilli (allora direttore) e Luigi Salerno (ancora oggi D. G. del Gambero Rosso, ndr), mi hanno affidato la direzione tecnica della Città. Tre anni dopo mi hanno proposto di andare in tv, e il mio programma, “Dolcemente”, va in onda sul canale 411 di Sky da otto anni ormai.

Quando ha scoperto di avere le potenzialità dell’uomo di spettacolo?
Io non sono un uomo di spettacolo, ma un pasticcere. Un professionista che è arrivato alla tv da professionista: quando ho cominciato a fare tv ero stato già eletto pasticcere dell’anno, avevo scritto un libro e tenevo dei corsi professionali. E poi i miei programmi sono estremamente semplici: arrivo, faccio una ricetta e vado via. Non c’è niente di spettacolare, e così sarà sempre.

La sua formazione è impressionante: Lenôtre, Ducasse, Blanc, Robuchon. Ha lavorato con i più grandi del mondo. Chi considera un maestro nella sua vita?
Qualcuno meno noto, per così dire. Christian Cottard, sopra tutti gli altri. Era il mio riferimento quando lavoravo da Alain Ducasse, e ha stravolto il mio modo di ragionare. Per primo ha capito che ero un pasticcere, mi ha affidato la responsabilità di una parte della pasticceria dell’Hôtel de Paris, a Montecarlo.
Andrea Andreini, primo regista del Gambero Rosso Channel. Oggi registro cinque o sei puntate del programma al giorno, ma quando ho cominciato a fare televisione mi ha fatto ripetere per più di un mese la stessa puntata. Lo considero ancora il mio mentore.
Poi, mentre ero consulente dolciario della Nestlè , Peter Heilbron, allora direttore marketing di Perugina e Battista Vanini, che mi hanno insegnato la logica e la tecnica necessarie per lavorare in una grande azienda.
L’ultimo, Frédéric Bau, che lavorando da Valhrona ha sviluppato una metodologia di pasticceria tale da semplificare il nostro lavoro, e produrre il miglior cioccolato del mondo.

Quanto conta per lei la generosità in cucina?
È fondamentale: faccio corsi, scrivo libri e vado in televisione. Se non fossi generoso e onesto, non avrei nessuna credibilità.

Dopo aver assaggiato e cucinato di tutto, qual è il suo dolce preferito?
Il tiramisù, e lo preparo ancora con la ricetta della crema che usava mia nonna.

Perché è nero il colore della sua divisa?
Per Robuchon, e Dart Fener.

Come ha detto, scusi?
Vedevo Joel Robuchon che portava sempre una giacca nera, così mi sono ripromesso che ne avrei indossata una uguale il giorno che avrei fatto qualcosa di veramente importante. Quel giorno è arrivato nel 1998, quando sono stato nominato pasticcere dell’anno.
Dart Fener invece lo cito per ridere, ma non troppo, perché rappresenta la storia di un cambiamento, e incarna bene la dualità che mi contraddistingue: sono preciso, duro, e poco simpatico nel mio lavoro, ma gentile, accondiscendente e sempre sorridente lontano dalla cucina.

Il successo di uno chef in televisione dipende spesso dal pubblico femminile. Le donne amano la sua cucina, il suo carattere ruvido e il modo in cui potrebbe strapazzarle. Avrebbe mai pensato di diventare un sex symbol?
Diciamo che è stata una scoperta recente. Dopo la fine del mio  primo matrimonio, mi sono accorto di essere “cercato” dalle donne e ho passato un paio d’anni “vivaci”. Poi ho incontrato la mia bellissima moglie, e ho messo la testa a posto. 

Palermo è pazza di lei. Il suo corso di pasticceria ha fatto il sold out dopo solo tre ore dal momento in cui è stato possibile acquistarlo in rete. Che rapporto ha con la Sicilia e i siciliani?
Ne sono profondamente innamorato. Io sono un milanese doc, e credo di essere immune alla depressione. Ma se mi capitasse di non sentirmi bene o di essere triste verrei qua: la gente sorride sempre ed è bello ovunque. La eleggo volentieri a mia seconda patria.

Qual è il suo sogno?
Una pasticceria sulla Madison, a New York, perché quella è la città più bella del mondo.

Si avvicinano le feste, cosa mette in tavola per rendere più dolce il nostro Natale?
Sono un milanese, e se non mangio il panettone vado dritto all’inferno. Oltre a quello… un dolce della tradizione, ma rivisitato in chiave moderna, un tiramisù destrutturato e servito al bicchiere, fatto di un cremoso al cioccolato, un biscotto savoiardo inzuppato nel caffè, e uno sbuffo della crema al mascarpone più buona che c’è: quella preparata con la ricetta della mia nonna.

lunedì 3 ottobre 2011

Macaron


Oggi è una di quelle giornate che vorresti non venissero mai. 

Avrei preferito una lunga e fastidiosa seduta dal dentista. 
Un ingorgo in autostrada, quando hai fretta e sei già in ritardo.
Un paio di calze sfilate, di venerdì sera.
Scoprire della cellulite sulle mie gambe...
No, non esageriamo: l'ingorgo in autostrada mi sembra già sufficientemente fastidioso, e comunque... non mi è stata data la possibilità di scegliere, quindi... manterrò le mie gambe toniche, finché reggono, e porterò mia figlia all'asilo, anche domani.

Sfiderò frotte di bambini urlanti.
Affronterò pianti e gemiti.
Sopravviverò alla giungla pediatrica.
Anche domani.

Adesso però... ho bisogno di respirare.
Macarons per me.




Da una ricetta di Maurizio Santin, con alcune note:
225 g zucchero a velo
125 g farina di mandorle
120 g albumi vecchi di almeno due giorni e a temperatura ambiente
60 g zucchero semolato
colorante rosso


Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero a velo, passare al mixer le polveri per qualche secondo, poi setacciare con un colino dalle maglie molto fitte. Cominciare a montare gli albumi, e a metà lavorazione aggiungere lo zucchero, un cucchiaio alla volta. 
Unire il colorante prescelto, poi aggiungere le polveri alla meringa, gradualmente, mescolando con una spatola dal basso verso l'alto, avendo cura di recuperare l'impasto dalle pareti. Lavorare finché il composto risulta omogeneo e cadendo forma un nastro piuttosto pesante.
Versare l'impasto in una sacca da pasticceria e formare su un foglio di silpat dei cerchietti del diametro di 3,5 cm. Fare asciugare per una mezz'ora (in gergo tecnico questo è il momento del croutage), finché toccandoli non risultano più appiccicosi al tatto.
Infornare a 145° per 13 minuti.
Sfornare i macarons e farli freddare sul foglio di silpat, ma lontano dalla leccarda su cui sono stati infornati.
Una volta raffreddati, farcirli con la ganache desiderata (per me semplice crema al burro e vaniglia).

sabato 1 ottobre 2011

Tartellette alla frutta

Mia figlia mangia di tutto. 
Dal salmone affumicato all'insalata, dal polpo lesso alla zuppa di cipolle, dal caciocavallo ragusano alla caponata di melanzane. 
Non male per uno scricciolo di un nemmeno due anni. 

Lo dico con un pizzico d'orgoglio, come se questo in qualche assurdo modo potesse essere merito mio, e con una buona dose di ammirato stupore, io che molte cose ho imparato a mangiarle da adulta, e che poche altre ancora non riesco proprio a mandarle giù.

Lei invece mangia tutto, e lo fa con gusto.
Ultimamente però si lamenta quando si tratta di frutta.
A meno che questa non si trasformi in splendidi ventagli, animali incantati e fiori.

Queste tartellette, oggi, sono solo per lei.


Per la sablée (da una ricetta di Maurizio Santin):
250 g farina
200 g burro
100 g zucchero a velo
2 tuorli
la scorza di un'arancia bio grattugiata

Per la crema pasticcera:
0,5 l latte fresco intero
175 g zucchero semolato
30 g farina debole
20 g amido di mais
4 tuorli

la scorza di un'arancia non trattata


Per la sablée. Impastare a mano tutti gli ingredienti o versarli nell'impastatrice con lo scudo, avendo cura di unire la farina in due volte. Quando la pasta è pronta, avvolgerla nella pellicola trasparente e farla riposare almeno un giorno in frigorifero. Rivestire gli stampi prescelti ed effettuare una cottura in bianco, coprendo con carta da forno e versando sopra un peso (io adopero delle piccole sfere in ceramica tres chic che ho comprato a Parigi, ma vanno benissimo anche legumi secchi o riso). Infornare a 180° per 10-12 min, fino a colorazione.


Per la crema pasticcera. Mettere in infusione la scorza d'arancia nel latte fresco, poi portare il latte a bollore. Rompere i tuorli, aggiungere lo zucchero e sbattere il tutto con una frusta, fino a fare diventare bianco il composto.
Unire la farina e l'amido setacciati insieme.
Aggiungere metà del latte bollente e riportare ad ebollizione il latte rimanente.
Versare nella pentola col latte il miscuglio di uova e farina, mescolando bene, e riportare sul fuoco finché non compaiono le prime bolle in superficie, quindi travasare la crema in una ciotola di vetro, coprirla con pellicola a contatto e farla raffreddare.


Per finire:
frutta fresca a volontà
gelatina di albicocca


Versare la crema nelle tartellette, livellarla col dorso di un cucchiaio, sistemare la frutta tagliata a fette come più ci piace e spennellare il tutto con la gelatina di albicocche.

Mangiare con stupore bambino.

lunedì 29 agosto 2011

Gelato alla vaniglia

Ci sono sere in cui devi cucinare. 
Anche se non sei a casa tua. 
Anche se non hai la tua cucina a disposizione. 
Devi assolutamente cucinare.

Altrimenti... i pensieri si affollano, la mente divaga, la memoria si sveglia.
Sere in cui è bene avere delle regole fisse da seguire, un imprescindibile iter da compiere. 
Sere in cui è meglio tenere le mani impegnate, e il cuore a riposo. 
Sere come questa, in cui l'unico modo per fermare il corso galoppante dei pensieri è... cucinare qualcosa.
Un dolce, per quello che mi riguarda.
Ma credo che in altre condizioni, per altre persone forse, possa funzionare anche qualcosa di salato.

Stasera ho preparato un gelato alla vaniglia.
Con la ricetta di Maurizio Santin.
Bilanciata al milligrammo.
Semplicemente perfetta.

Domani l'accompagnerò con un po' di salsa mou, dei filetti di mandorle tostate e delle scaglie di cioccolato fondente.
Domani però.
Adesso il gelato è ancora in frezeer, e io ho fotografato i fiori che mi ha portato mia figlia, di ritorno da una breve passeggiata intorno casa.
Il gelato è ancora in frezeer, ma io ho fotografato il dolce più dolce che c'è.



400 g latte
4 tuorli d'uovo
1 stecca di vaniglia
125 g zucchero
400 g panna fresca
160 g latte condensato

Mettere sul fuoco il latte con la bacca di vaniglia e spegnere non appena raggiunge il bollore.
Rompere le uova con la frusta, aggiungere lo zucchero e unire il latte bollente, la panna e il latte condensato.
Setacciare il composto con un colino cinese e riportare sul fuoco a fiamma moderata. Spegnere il fuoco appena spicca il bollore, fare raffreddare velocemente, coprendo il composto con della pellicola a contatto, e versare in gelatiera.
Conservare in freezer in contenitori ben puliti.
Mangiare con brio.

sabato 14 maggio 2011

Madeleines



Chissà perché non le avevo mai fatte prima di stasera.
Chissà quale incantesimo finora mi aveva fatto arretrare intimorita.
Forse la paura di non riuscire a riprodurre la petite bosse che le rende tanto speciali.
O forse... chissà.
Queste madeleines non saranno quelle di Proust.
Certo che no.
Sono quelle di Santin.
Mica male.
Davvero, mica male.


4 uova
200 g zucchero
250 g farina
8 g baking
50 g latte
125 g burro fuso
la scorza grattugiata di un'arancia biologica
un pizzico di cannella in polvere

Rompere le uova, aggiungere lo zucchero e sbattere bene il composto con una frusta. Unire il lievito setacciato con la farina, il latte, il burro fuso, la scorza d'arancia grattugiata e la cannella in polvere. Versare nell'apposito stampo e infornare a 170° per 10 min circa. 

Chiudere gli occhi, e pensare a Parigi. 
Forse non sarà indispensabile per la buona riuscita della ricetta, ma gioverà di certo al vostro umore.

sabato 12 marzo 2011

Cookies al cioccolato

La mia amica Pinella ha detto sì. 
La mia preziosissima amica Pinella. 
In quale migliore auspicio potevo sperare? 

Ci sono persone che sono nel tuo cuore da sempre.
Altre che ci entrano per caso, quando meno te lo aspetti, e nei modi più strani.
Ma che poi, in un modo o nell’altro, ci mettono le radici.

Alla mia amica piacciono i biscotti, più di ogni altra cosa.
E ha un debole per Maurizio Santin.
Questa è forse l’unica cosa che potrebbe dividerci, un giorno: l’amore viscerale che ci lega al cuoco nero, mago del cioccolato, e padre di questi deliziosi biscotti.



200 g burro pomata
200 g zucchero semolato
370 g farina 00
250 g cioccolato fondente in gocce o tritato grossolanamente
1 uovo + 1 tuorlo
5 g lievito chimico
2 g bicarbonato di sodio
1 pizzico di sale


Lavorare con una spatola il burro con lo zucchero ed il sale.
Aggiungere le uova ed amalgamare bene. Aggiungere la farina setacciata insieme al lievito e al bicarbonato. Lavorare l’impasto ed aggiungere il cioccolato.
Coprire con pellicola trasparente e lasciare riposare in freezer o in abbattitore.
Modellare un cilindro e tagliare i biscotti in pezzatura regolare di 1/1,5 cm. Stendere i biscotti su un foglio di silpat o di carta da forno e fare riposare nuovamente.
Infornare a 180° per 12-15 min ca.