lunedì 9 marzo 2015

Torta di mele, ancora una

Chissà perché, tra le mille torte di mele che ho mangiato nella mia vita, nessuna è accompagnata da un cattivo ricordo.

L'unica che, nella storia, mi ha deluso un po', l'ho consumata in un ristorante stellatissimo, a chiusura di un cena altrimenti sublime. 
Sulla carta, niente da obiettare.
Un interessante gioco di temperature.
Una crema inglese alla vaniglia generosa di grassi, per equilibrare l'aroma secco e il gusto pungente della cannella. 
Una leggero sentore di croccante alle mandorle, per stimolare la salivazione.
Linee morbide nel piatto, in una presentazione che non voleva stupire, ma solo accompagnare.

Eppure, nel complesso, un dessert ordinario.
Non buono né cattivo.
Solo ordinario. 
Che è il modo peggiore di dire che un dolce non riesce a scaldarti l'anima.


Ci ho pensato e ripensato, a lungo, negli anni, a quella nota sottotòno a chiusura di uno spartito perfetto.
Non perché non possa esserci un passo incerto in un menu rifulgente, ci mancherebbe altro.
Piuttosto perché scomponendo il dolce nei suoi elementi e poi riassemblandolo, nella memoria, non sono riuscita ad individuare una falla, un errore tecnico, un sapore stonato.

Poi, all'improvviso, la folgorazione. 
Un bug concettuale, ecco il problema.
Non era la torta a mancare di note armoniche.
Ma il posto, bellissimo, in cui la mangiavo, ad essere fuori sincrono.
La tavola degna di un re.
Il personale di sala attento ad ogni sospiro.
I quattro o cinque bicchieri disordinati davanti al mio piatto.
La schiena scoperta e i tacchi alti oltre ogni ragionevole aspettativa.


Perché una torta di mele esige un tributo di spontaneità che nessuna stella del firmamento può garantire.
Un dazio di capelli fuori posto, la mattina presto.
Di briciole sul tavolo e chisenefrega.
Di occhi socchiusi, che è tutto più buono.

Questa torta non chiudeva un menu altrimenti perfetto.
Ma l'ho preparata nella mia cucina.
L'ho mangiata a piedi scalzi.
Evabenecosì.


3 mele a polpa soda
200 g farina integrale di grano tenero
200 g zucchero
110 g burro fuso
2 uova
2 limoni
16 g baking
un pizzico di sale
cannella q.b.

Sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e irrorarle con il succo dei limoni. Aggiungere il sale e la scorza grattugiata dei limoni. Sbattere le uova intere con quasi tutto lo zucchero (lasciarne da parte un paio di cucchiai per la finitura), unire il burro fuso e poi la farina setacciata col lievito. In ultimo aggiungere all’impasto le mele e amalgamare bene.
Preparare una teglia passando burro e farina.

Versare il composto, spolverare la superficie con lo zucchero rimasto e la cannella in polvere, infornare a 170° fino a cottura.

giovedì 5 marzo 2015

Cannoli, i miei

Maschio è il cannolo, senza ombra di dubbio.


Imperioso, nella sua fisicità. 

Protervo, nella certezza del suo turgore. 
Perentorio, nella sicumera della sua perfezione. 

La sua struttura è essenziale: gli elementi che lo compongono si addizionano senza moltiplicarsi, né confondersi. 
Il suo equilibrio è sublime: un abito spigoloso promette unʼanima arrendevole, avendo il buon gusto di non celarla. 
Il suo ego è assoluto: rifugge ogni inutile orpello con la scanzonata indolenza di chi basta a se stesso, per solleticare lʼappetito. 

È la fonte di ogni malia. 
È la chiave di ogni desiderio. 
È il principio di tutte le cose. 

È maschio. 




Per le cialde:
500 g farina
50 g strutto
50 g zucchero
200 ml aceto o vino
un pizzico di sale

Per friggere:
olio di semi di girasole

Per la crema di ricotta:
500 g ricotta
230 g zucchero
50 g gocce di cioccolato fondente

Per finire:
cannella in polvere

Per i cannoli. Mescolare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Stendere la pasta in una sfoglia sottile e ritagliarla con un l'apposito coppapasta, o con uno rotondo, ottenendo dei dischi da stendere ancora col matterello. 

Arrotolare i dischi sugli appositi cilindri di metallo e friggere in abbondante olio di semi per circa sei minuti, o comunque fino a colorazione. Fare scolare lʼolio in eccesso, eliminare i cilindri di metallo e fare freddare le cialde. 


Per la crema: unire lo zucchero alla ricotta, passare la crema al setaccio due volte, poi aggiungere le gocce di cioccolato. Fare riposare. 



Al momento di servire, con un sac à poche riempire di crema i bicchierini, rompere una cialda e disporne i pezzi sulla ricotta. Spolverare di cannella in polvere.

lunedì 19 gennaio 2015

Barretta di cioccolato ricco

E lo so che è finito Natale.
E Capodanno.
E che l'Epifania l'abbiamo salutata da un pezzo.
Che dovremmo pensare solo a rimetterci in forma.
Mangiare di meno, ridere di più.

Eppure...
C'è qualcosa nell'aria...
Come una insolita sensazione di levitas.
Un'allegria immotivata.
Un benessere incosciente.

Saranno i nuovi progetti che si delineano costruendo contorni.
O forse le gambe, che si preparano a girare per come sanno.
O forse solo il cioccolato, che quando è buono mi riempie il cuore di gioia.
Sarà quel che sarà.
Ma io, oggi, mi sento felice. 


Cioccolato fondente al 70%, ma di quello buono davvero
mandorle
arance candite
pistacchi
uvetta di Corinto
nocciole sabbiate
bacche di Goji


Temperare il cioccolato. In una ciotola sciogliere il cioccolato a 50° C, nel microonde, versarlo su un piano di marmo, allargarlo bene con una spatola e riportarlo al centro, ripetendo l'operazione più volte per fare raffreddare il cioccolato in movimento, fino ad arrivare ad una temperatura di 30° C. Riportare nella ciotola iniziale, mescolare bene per fare salire appena la temperatura e lavorare a 31° C.
Disporre la frutta secca prescelta e le scorze d'arancia candita ordinatamente su uno stampo per tavoletta, quindi versare sopra il cioccolato temperato. Fare freddare bene prima di separare.
  
Mangiare felici, altrimenti non vale.

martedì 6 gennaio 2015

Torta proibita

Sarà per sentimento, per attitudine o per lavoro, non so, ma sono veramente poche al mondo le persone capaci di mettermi in difficoltà con le parole, e con i pensieri che ci stanno dietro.
Una di queste è alta 114 cm e calza 29 di scarpe.

- Mamma, per il mio compleanno vorrei una torta bella, al cioccolato e, soprattutto, che non sia troppo sana.

Come dire che si fida delle mie mani e del mio palato, ma non molto delle mie idee in fatto di alimentazione.
Come dire che forse si fida anche di quelle, ma che semel in anno, non gliene importa un fico secco dei diktat salutistici della sua forse troppo attenta genitrice.
Come dire che avrà anche una consecutio temporum e una proprietà lessicale degne di un fine accademico, ma poi alla fine, per fortuna, è sempre una bambina di cinque anni, appena compiuti.
E allora... che torta proibita sia.



Per il pan di Spagna:
300 g uova intere a temperatura ambiente
217 g zucchero
127 g farina
62 g fecola di patate
la scorza grattugiata di un'arancia non trattata

Per la crema pasticcera al cioccolato:
450 g latte intero fresco
50 g panna liquida
125 g tuorli
100 g zucchero semolato
20 g amido di mais
25 g cacao amaro in polvere
75 g cioccolato fondente
50 g burro

Per il pan di Spagna. Montare molto bene le uova con lo zucchero e la scorza d'arancia grattugiata fino a renderle bianche e spumose. 
Setacciare insieme le polveri e incorporarle alla montata con una spatola, con movimenti delicati ma decisi dal basso verso l'alto, avendo cura di non smontare il composto. 
Infornare a 180° per 20-25 minuti circa.

Per la crema. Fare bollire insieme latte e panna. Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, quindi unire il cacao, l'amido e il cioccolato fondente tritato grossolanamente, sempre montando. Versare questo composto nella pentola sopra il latte in ebollizione, senza toccarlo finché sulla superficie non si formeranno dei piccoli crateri. A questo punto amalgamare bene con la frusta e unire il burro.
Allontanare la crema del fuoco, versarla in una placca coperta da pellicola a contatto e farla freddare il più velocemente possibile.   

Per il montaggio. Tagliare in tre il pan di Spagna, bagnarlo con uno sciroppo di acqua e zucchero, farcirlo con la crema pasticciera (io l'alleggerita con un po' di panna montata) e ricoprirlo con la stessa crema. All'ultimo momento, ricoprire il tutto con caramelle, confetti e cioccolatini, a seconda dei gusti dei piccoli golosi di fronte a voi. 

mercoledì 31 dicembre 2014

Tarte al limone e cocco

A volte vorrei che lo spinning fosse solo uno sport.
Sarebbe più facile lasciarlo per strada, quando devo.
Trascurarne i richiami.
Ignorarne le lusinghe.

Mi piacerebbe che non fosse il collettore della sensazione di benessere di tutta la mia settimana.
Che non ci fossero amici, lì dentro, ma solo atleti.
Che fosse un’attività asettica e sterile di sentimenti, come tutte le volte che qualcuno si confronta con se stesso, e solo con sé.

C’è un punto di non ritorno in ogni lezione.
Di solito lo incontro intorno al ventesimo dei nostri 80 minuti, ma a volte prima, durante il riscaldamento.
Un momento in cui, senza alcun motivo armonico, ho il fiato corto e le gambe pesanti.
È il momento del forse lavoro troppo, del forse ho mangiato poco e del certo non sono allenata abbastanza.
Un momento di stallo, mentale, prima ancora che fisico, quando ho voglia di scendere dalla bike, salutare tutti, e andare molto lontano.
Poi, ogni volta, succede un miracolo.
Un piccolo miracolo.
Un miracolo sportivo e metropolitano.
Un miracolo emotivo.

Chiudo gli occhi, per un minuto che dura un'eternità.
E li riapro.
Respiro il respiro di chi ho di fronte.
Muovo muscoli che non sono i miei.

È una carezza sui pedali.
Spinta e trazione, senza fermarsi.
Il peso del corpo, dietro.

Spezzo il respiro e ritrovo le mie gambe.
Ci sono tutte, in tensione, dai glutei al tallone.
Si muovono, e lo fanno bene.
Non avverto più la fatica, si liquefà la tensione.

E in quel momento, ogni volta, benedico lo spinning.
Chi me lo ha insegnato e trasfuso nelle vene.
Chi lo pedala accanto a me.

Il sudore.
La passione.
Una sana stanchezza.
Ogni volta, è come volare.



                           

Da una ricetta di Cristophe Michalak

Per la crema al limone:
3 uova
150 g zucchero semolato
2 limoni
2 g gelatina in fogli
180 g burro

Per la sablée ricostruita:
175 g cocco rapé
50 g burro

Per il dressage:
1 limone verde
briciole di meringa

Per la crema al limone. Fare rinvenire la gelatina in acqua fredda. In un pentolino mettere le zeste dei limoni insieme a 150 gr di succo, lo zucchero, la gelatina, le uova e portare fino a 85° C. Fare raffreddare. Quando la preparazione avrà raggiunto 45° C, aggiungere il burro a pezzi ed amalgamare bene. Trasferire in un sac à poche e fare riposare 24 h in frigorifero.

Per la sablée. Fondere il burro. Ridurre il cocco in polvere nel bicchiere del mixer, quindi aggiungere il burro fuso. Trasferire il composto sul fondo di un cerchio da pasticceria, e schiacciarlo bene con l'aiuto del dorso di un cucchiaio. Fare riposare in frigorifero.

Dressage. Con un sac à poche e una bocchetta liscia, dressare la crema al limone sulla base al cocco, formando tanti piccoli ciuffetti. Mettere qua e là qualche pezzo di limone verde pelato a vivo e un po' di zeste di limone grattugiate. Mangiare ben freddo.